santolina

santolina

Nome comune
Santolina

Nome scientifico
Santolina chamaecyparissus L.

Famiglia botanica
Asteraceae (sin. Compositae)

 

Origine e storia

Originaria dell’area mediterranea.

Utilizzazione e proprietà

Della santolina si utilizzano generalmente le sommità fiorite (foglie e capolini) ed i semi per infusi, decotti od estrazione di olio essenziale.
La pianta contiene un olio essenziale i cui costituenti principali sono ketone, T-cadinolo, canfora, cibenolo, borneolo, cineolo, sesquiterpeni, tannini.
La santolina possiede proprietà digestive, antispasmodiche, tonico-stimolanti, antisettiche e vermifughe (in particolare usando i semi polverizzati); è consigliata anche per purificare i reni, per i casi di itterizia e per prevenire mal di testa o dolori cervicali. E’ usata in molte cure omeopatiche per problemi quali insonnia, ansia e depressione.
Per uso esterno può essere adoperata per purificare la pelle del viso, per la cura di piccole ferite, per alleviare il prurito conseguente a punture di insetti e contro infezioni della pelle.

Diffusione e importanza

In Italia cresce spontanea in tutto il territorio, in luoghi aridi e sassosi, negli incolti, tra le macerie, fino a circa 1.000 metri s.l.m.

Caratteri botanici

Tipo biologico: specie perenne, sempreverde.

Stelo: eretto, ramificato, alto 30-50 cm, legnosos alla base.

Foglie: foglie piccole, strettamente lineari, leggermente clavate, grigiastre cons furmature argentate

Infiorescenze: piccoli capolini sferici terminali, con fiori gialli; in Italia fiorisce indicativamente in gugno-luglio; l’impollinazione è entomofila.

Frutto: achenio, oblungo-conico, lungo 2-3 mm, di colore bruno.

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Esigenze pedo-climatiche

Clima
Preferisce climi temperati con esposizione soleggiata (non gradisce l’ombra). Molto resistente al freddo (fino a -15 °C) e alla siccità.
Terreno
Si adatta a diversi tipi di terreno anche se preferisce quelli tendenzialmente sciolti, ben drenati e calcarei; vegeta bene anche su terreni argillosi ben strutturati mentre rifugge quelli troppo compatti in quanto soggetti ai ristagni idrici.

Elementi di tecnica colturale

Impianto
Si moltiplica per talea erbacea e divisione dei cespi.
Le talee di 5-10 cm si prelevano in fine estate dall’apice degli steli e si trapiantano radicate nella primavera successiva.
La divisione dei cespi si effettua in primavera utilizzando piccoli frammenti di radice aventi almeno un nodo, mettendoli a dimora in vivaio o direttamente in piena terra.
Le distanze di impianto tra le file sono di 70-80 cm e sulla fila di 50-60 cm, con una densità di 2-3 piante per m2.
Cure Colturali
La concimazione generalmente si esegue soltanto durante la preparazione del terreno di semina apportando del letame maturo.
L’irrigazione è necessaria come intervento di soccorso in estate nel caso di lunghi periodi siccitosi; comunque si consiglia di lasciare asciugare il terreno tra un’annaffiatura e l’altra.

Raccolta

La raccolta si esegue in estate sfalciando la parte apicale composta dalle foglie e dai capolini non ancora fioriti.
L’essiccazione avviene in ambiente riparato dalla luce, asciutto e ventilato.